martedì 27 novembre 2012

Franco Casadei


Franco Casadei  vive e lavora a Cesena.  Impegnato in ambito sociale e civile svolge la professione di medico. E' stato responsabile dell’Associazione “Medicina e Persona” di Cesena e attualmente coordina un gruppo di volontariato che opera a sostegno dell’AVSI, associazione presente nei paesi più poveri del mondo.
Ha pubblicato le raccolte  di liriche “I giorni ruvidi vetri” (Il Ponte Vecchio, Cesena, 2003); “Se non si muore” (Ibiskos Risolo, Empoli, 2008), e, da ultimo, “Il bianco delle vele” (Raffaelli Editore, Rimini, 2012) che qui proponiamo e da cui abbiamo selezionato alcune poesie.
Si è classificato al primo posto in numerosi premi: G. Ungaretti, 2005; C. Levi, 2005; La poesia onesta, 2008; Giovane Holden, 2008; R. Carver, 2012). E’ stato inoltre tra i primi classificati nei premi: M. Tobino, 2002; P. Neruda, 2006;  G. D’Annunzio, 2006; C. Baudelaire, 2008; U. Foscolo, 2009; D. M. Turoldo, 2011; J. Prevert, 2011; A. Manzoni”, 2011; Franz Kafka, 2012; Premio nazionale di “Filosofia”- sez. paradossi, 2012.

Le sue poesia sono state anche tradotte in spagnolo e in lingua romena e pubblicate sulla rivista dell’Unione degli scrittori Romeni “Steaua”.




Franco Casadei è un commosso testimone del mistero del dolore, alla perpetua ricerca di una verità più profonda, di un senso non disperante della caducità della vita, nella certezza di essere parte di un disegno più ampio.
Si chiede infatti il poeta: 
 
“Ci sarà un’orbita imprevista,
dopo questo viaggio,
un punto non mio che resista?” 
 
volendo con ciò immaginare che, al di là della immediata percezione sensoriale, ci possa essere una verità imprevista che esorbita dalla sola ragione e che apra alla speranza di un diverso viaggio.
 

In questo percorso, Franco Casadei assume il mistero della morte e della sua ineluttabilità, "senza far domande, e senza stupirsi eccessivamente" superando in tal modo quella sorta di rimozione collettiva che è l’ingannevole tributo che paghiamo al delirio di onnipotenza dell’uomo. Nei suoi versi si sente infatti il richiamo alla dottrina cristiana, ma in una maniera sofferta e personale, ricca di preziose suggestioni.
 
Giuseppe Vetromile in una sua bella recensione a questa raccolta ben sottolinea la peculiarità e il valore delle sue poesie. Egli infatti osserva:
 
“…il dolore esiste, esiste la sofferenza, esiste la morte; ma l'intento del poeta è quello di andare oltre, scavalcare i confini dell'ineluttabilità umana e naturale, per cercare più in là:

 

... lo spazio aperto degli uccelli

sfidare il peso della terra che mi attira

osare il volo senza alcun riparo...

 

Del resto, Franco Casadei sa bene cosa sia il soffrire e il patire: la sua professione di medico alimenta la sua poesia di quell'umanità, di quella consapevole vicinanza, rendendola più lucida e più vera, ma senza inutili pietismi, senza esondare eccessivamente nell'amarezza e nel pianto.

 
"Il bianco delle vele", può essere inteso come una sorta di purificazione, di distacco dal male e dalla morte, dalla sofferenza e dalle perdite: un crogiuolo di memorie fondamentali, necessarie per guardare avanti, nella consapevolezza che l'uomo è carne non duratura, ma è anche spirito che si eleva, che va oltre, nell'eterno viaggio del cosmo verso la sua piena realizzazione.”
 

Franco Casadei, "Il bianco delle vele", Raffaelli Editore, Rimini, 2012. Prefazione di Antonia Arslan. Postfazione di Stefano Maldini.
 
1° premio “San Marco – Città di Venezia” 2013
 
Il libro è acquistabile on line cliccando sul seguente link:
 
 
 
 
 

La neve, di notte
 

Come uno stormo di falene

vortica nell’alone dei lampioni,

nella sua danza esita

la neve

 
bianca come il perdono,

rende innocente l’aria

e gli occhi bambini.





Partire soltanto per vedere il mare

                        

Una volta nella vita, all’insaputa

partire solo per vedere il mare

spiando con ansia quel punto di strada

in cui, lo sai, apparirà all’orizzonte

la linea che non si può varcare

 

come un clandestino addentrarti poi

in uno di quei borghi accalcati

sopra i sassi, concederti al vento,

portarti via quella luce come fossi un ladro

 
tornare a casa e solo tu a saperlo.
 

 
La pausa
 
Certe mattine la casa ti è più amica,
se il cielo è freddo o piove
te ne stai con la vestaglia a quadri,
il pigiama addosso fino a sera
 
sembra tutto a tua misura,
guardi con simpatia i libri
che aspettano lì sul comodino,
i dischi che ascoltavi da ragazzo
e le foto ingiallite appese ai muri
 
leggi in poltrona, vai in cucina
ti affacci alla finestra, un saluto
a  quell’amico che si aspetta che lo chiami,
e metti a posto, fai ordine alle cose
spegni l’interruttore dei giorni consueti,
una pausa per capire dov’è il tesoro.
 
 
Dovrà morire l’uomo
 
Dovrà morire l’uomo, la pianta
e l’ape indaffarata,
patire sfregi, chiodi sulla carne e l’odio
 
sulla siepe di sterpi
dovrà morire Isacco di pugnale
e la tenera foglia a primavera
 
dovrà morire l’uomo sulla croce.
 
 
L’illuminista
 
La pretesa di misurare il mondo,
il suo confine, come avesse inizio e fine,
scopo con furia perseguito,
la realtà ostinata
più estesa della mia veduta.
 
Infitto nel mio perimetro di spazio
 - nell’interstizio del tempo che è la vita -
alterno franamenti a voli.
Ci sarà un’orbita imprevista,
dopo questo viaggio,
un punto non mio che resista?
 
 
Anche il cielo è nudo
Delle campane a festa si è dissolto
il suono, l’acqua attinta al pozzo
non disseta, anche il cielo è nudo
e la notte veglia sola
 
dovremmo accettarci come i fiori,
non disdegnare di morire.
 

2 commenti:

  1. Mi hanno emozionato, queste poesie, e non succede spesso...Belle, le immagini che suscitano le sue parole e bello il senso di "familiare" che evoca e che fa sentire come a casa. Quando la poesia diventa pura empatia, non si può che fermarsi e restarne allacciati e incantati.

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  2. le tue poesie come ritratti. complimenti.

    http://istanteinparola.blogspot.it/

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