mercoledì 1 febbraio 2017

Recensione


ANNAMARIA FERRAMOSCA





TRITTICI  (IL SEGNO E LA PAROLA)
Edizioni Dot.com Press



Nota di Renato Fiorito

Annamaria Ferramosca accompagna con le sue poesie le opere di quattro artisti molto diversi tra loro e non riconducibili ad unità.  Di ognuno sono proposte tre opere, tutte di sorprendente bellezza. Due di essi, Amedeo Modigliani e Frida Kahlo sono celebrate icone del ‘900. Le loro vite, avventurose e dolorose insieme, sono percorse da una genialità irrequieta e creativa. I loro colori sono vivi e avvolgenti. Il mondo che descrivono conserva qualcosa di misterioso e magico. Anche Antonio Laglia, pittore contemporaneo della scuola romana, usa colori vivi e coltiva una modalità fotografica della pittura che rimanda ad atmosfere familiari, a volte intessute di malinconia. Di altro genere è invece l’arte pittorica di Cristina Bove che predilige rappresentazioni che trasbordano nell’onirico e magicamente colgono la densità e il sapore dell’aria, la cupezza o la luce dei cieli, le suggestioni espressioniste di un mondo trasfigurato.

Nulla da portare ad unità, dunque, se non la soggettiva ricerca, emozionale e spontanea della bellezza, quale elemento fondante e ispiratore della vita stessa. Annamaria Ferramosca la percorre di istinto, con una sua raffinata sensibilità che interpreta i segni e gli spazi e li riveste di un’anima nuova, diversa e personale che però sa mantenersi radicata nell’impasto cromatico delle tele.

Per esempio Elvira, splendidamente ritratta da Modigliani mentre riposa ad un tavolo, trova nella poesia ad essa abbinata, una sua sommessa voce, in armonia  col gesto e il colore del dipinto, voce che Annamaria riporta con delicatezza psicologica di ascolto: “ti parlo in silenzio azzurro senza pupille// mi piega una stanchezza del mondo/ senza fine né origine/ e ipnotico tu mi persuadi”.

Parimenti, in relazione all’”autoritratto come Theuana” di Frida Khalo, (in cui la pittrice si ritrae con un copricapo bianco a forma di stella che le circonda completamente il viso) denso di passione e mistero, si legge: ”… coronata d’ali perlustro il mio villaggio tehuano / su fili di ragnatela antichi di salvezza/ mi faccio stella/ di quelle che in amore sfrecciano…)

Profonda è pure l’empatia con Cristina Bove e i suoi dipinti d’aria e spazi d’ombre. Ne “il volo”, ad esempio, la figurina rosata, sospesa in un cielo di pece, trova ritmo e vita in versi che la fanno ondeggiare nella nostra fantasia e planare in un mondo verde, vorticoso di affetti e di parole, grazie ad una bellissima poesia “… vorrebbe planare sul mondo/ a occhi chiusi lasciarsi fondere/ nella consistenza mutevole dei boschi/”.

Infine, per le donne di Antonio Laglia circondate da malinconiche solitudini o fermate nell’atto sensuale di mirarsi allo specchio  Annamaria scrive: “bastano minimi moti/ a fare in pezzi lo specchio beffardo / perforare il passato/scrollare il destino dalle promesse/abbiamo fiori ai piedi…”,

Come felicemente nota Maria Teresa Ciammaruconi nella sua prefazione: “A volte, all’improvviso, sulla linea pura dell’orizzonte si aprono fenditure. Il poeta si avvicina, il respiro si allarga”. È questo il caso di “Trittico”, connubio felice tra segno e parola, che vi invito a leggere, anzi a sfogliare con lentezza, per dare tempo ai versi di fondersi con l’impasto cromatico, denso di materia, e diventare una cosa con esso, perché, è vero, quando il poeta si avvicina, si aprono a volte fenditure e il respiro si allarga.

la plaquette è disponibile su richiesta a:  info@dotcompress.it

2 commenti:

  1. Il mio grazie a Renato Fiorito per la sua lettura così attenta e partecipe e per la preziosa diffusione.
    Annamaria Ferramosca

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    1. Grazie a te Annamaria, questo blog vive grazie alle poesie dei nostri poeti più bravi!

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