venerdì 21 luglio 2017

Michela Zanarella




Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD) nel 1980. Poetessa, scrittrice, giornalista, dal 2007 vive e lavora a Roma. A partire dal 2006 ha pubblicato numerose raccolte di poesia, tra cui ricordiamo Sensualità (2011), Meditazioni al femminile (2012), L’estetica dell’oltre (2013), Le identità del cielo (2013), Tragicamente rosso (2015). In Romania è uscita in edizione bilingue la raccolta Imensele coincidenţe (2015). Autrice di libri di narrativa e testi per il teatro, è redattrice di Periodico italiano e Laici.it. Le sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, arabo, spagnolo, rumeno, serbo, greco, portoghese, hindi e giapponese. Ha ottenuto il Creativity Prize al Premio Internazionale Naji Naaman’s 2016. E’ ambasciatrice per la cultura e rappresenta l’Italia in Libano per la Fondazione Naji Naaman. È alla direzione di Writers Capital International Foundation. Socio corrispondente dell’Accademia Cosentina, fondata nel 1511 da Aulo Giano Parrasio. Collabora con EMUI_ EuroMed University e si occupa di relazioni internazionali. Per Interno Poesia ha pubblicato la raccolta “Le parole accanto” che qui recensiamo.





Michela Zanarella è di quelle poetesse in cui l’esperienza della vita entra ontologicamente nelle opere e si fa poesia: il passato, la famiglia, gli amori, la terra, si vestono di una sorta di nebbia diafana, fatta di atmosfere soffuse, di personificazioni, metonimie, metafore e di parole a volte dolci, a volte dolorose che, come avviene sempre nella buona poesia, trascendono l’autrice e diventano parte di chi legge, bagliori della sua stessa esistenza.

È questa, confesso, la poesia che preferisco: quella che suscita emozioni, commuove, che unisce alla verità del vissuto l’armonia sapiente del verso e la scelta accurata delle parole.

“Le parole accanto” è intessuta con questo filo, poesia del tempo e dell’eterno ritorno, della nostalgia degli affetti che diventano tutt’uno con i campi, le strade, il fiume del paese natio:

Chiamami a tornare/ in quelle strade di grano…// Chiamami quando il fiume respira / e la polvere tace dietro i campanili. / Mi appartiene ogni silenzio /di quel cielo in attesa di sole”,

e in altra:

“Sarà che tento di dare un senso / a ciò che non c’è più / in quei sottili richiami del tempo / che si nascondono tra parete e parete / o nel riflesso di un vetro rigato /dalla scia di una lumaca senza casa.”

Dentro questo percorso di riscoperta delle origini si inserisce anche l'interessante richiamo alle paternità spirituali che hanno contribuito alla formazione e alla sensibilità poetica della nostra autrice e che si sostanzia nel discorrere empatico con alcuni grandi della poesia come Leopardi, Alda Merini, Sergej Esenin, Pasolini, ecc. con cui Michela scopre  ascendenze e rievoca il dramma della vita. Poeti diversi per epoche e stili, estratti misteriosamente dalla libreria della sua anima per trarre da ognuno di essi le giuste suggestioni. 

Dice acutamente di lei Dante Maffia: ”le sue poesie sono miracolosamente essenziali, con un loro fascino persino narrativo”….”nessuna esagerazione, nessun peso eccessivo di letteratura inficia il dettato e così possiamo godere una poesia che io ritengo tra le più felici di questi anni…”

Anche per me “Le parole accanto” rappresentano una bella scoperta, un passo stilistico considerevole nel cammino letterario di Michela, una perfezionata armonia del verso, un’asciuttezza che rifiuta languori e decadenze. Faccio dunque mia la felice considerazione di Antonino Caponnetto che nella sua postfazione a questa bella silloge, osserva: “…essa non è solo poesia del ritorno, ma anche un ritorno maturo alla grande poesia”


Il libro è acquistabile al seguente link




CHIAMAMI A TORNARE

Chiamami a tornare
in quelle strade di grano
per farmi specchio ancora una volta
di quei colori spesso fraintesi
in una nebbia che non ascolta.
Chiamami quando il fiume respira
e la polvere tace dietro i campanili.
Mi appartiene ogni silenzio
di quel cielo in attesa di sole
ogni pietra che mi ha visto bambina
e anche quella parte di mondo
che se ne è andata lungo i marciapiedi.
Non ho dimenticato
l’edera cresciuta nella ruggine
e nemmeno l’aria
che sa di polline e giochi del passato.
Mi sento ancora qui
nella mia pianura
dove lascio sia la resina
a dare forma alle mie lacrime
dissolte ormai nel vento.
Chiamami, chiamami ancora
come se la mia pelle
fosse quel verde che spinge
tra i campi e oltre tra gli arbusti
e i fili d’erba.
Cercami come se fossi figlia
di quella rugiada senza stagione
che sai aspettare.



STANZE VUOTE

Mi fanno paura le stanze vuote
che non sanno di vita
e che sembrano
come una notte senza luna.
Evito la solitudine
proprio per non sentire
il tonfo del silenzio sulla pelle
e così cerco anche solo l’ombra
di un filo d’erba
per ascoltare una presenza.
Sarà che tento di dare un senso
a ciò che non c’è più
in quei sottili richiami del tempo
che si nascondono tra parete e parete
o nel riflesso di un vetro rigato
dalla scia di una lumaca senza casa.
Mi convinco allora
che la polvere non è una stagione dimenticata
o il contorno di un oggetto lasciato
prima di partire.
La polvere porta il guscio
di quando transitavano sguardi e parole
di quando ti promisi che mai avrei smarrito
il rumore delle nostre risa
a scartare caramelle come foglie
resistendo al freddo di un inverno senza meta.



È UN RITO QUEST’ALBA

È un rito quest’alba
Che per prodigio sciacqua chiarori
Nel cielo. 
È naturale quel silenzio
Intriso di risvegli
Quando il mondo ancora riposa,
quando la luna sfuma
tra le altezze
in un ventaglio di bagliori
pari a timide rugiade.
Trascino nel mio inchiostro
Il tragitto della luce,
il procedere dell’infinito.
La perfezione dell’azzurro
Sazia la forma delle nuvole
Ed io che ho saputo allontanare
Il sonno
Mi lascio meravigliare
Da una sosta del sole
Che si mischia all’odore
Del mattino.



QUEL BUIO ALLA PORTA

In questa stanza che odora d’antico
indietreggiano silenzi
come inverni affaticati dal peso della neve.
Cadono sul pavimento ricordi
Ed una schiera di tarli
trova voce
tra le fessure di un legno invecchiato.
Recupero il passato
tra le pareti che sfarinano echi
che mi riportano indietro
a consolare le ruggini di un addio
nel vuoto di un baule.
E mentre fisso le ante dell’armadio
ritrovo le paure di un tempo
quel buio alla porta
che mi spaventava
quasi quanto la tua assenza




LA VITA LA INSEGUO 

La vita la inseguo
come una gatta randagia
sui cornicioni
affamata di lune opalescenti
frugando con gli occhi
negli strati del cielo.
E a quello stesso cielo
dico – insegnami l’azzurro
che germoglia tra le nuvole
e che cambia tono
con il passo delle ore
Così l’accarezzo la vita
come una polvere da non buttare
come una virgola da non spostare
e mi regalo un respiro dopo l’altro
stanze e colori nell’arcobaleno tra le altezze
guardando i contrasti del tempo
in bilico tra un addio al sole e un’aurora
da completare.
Diventa il dorso di un novo giorno
la luce bianca che filtra a specchio
fino a farsi aria
addosso ai panni caldi della terra.








1 commento:

  1. Di questo ritorno alla grande poesia, che è lascito e promessa di sviluppi e di mete ulteriori, di questo dono alla Bellezza e all'amore per la Parola occorre essere grati a Michela tanto per la costanza quanto per l'impegno che accompagnano il suo lavoro poetico.

    A.C.

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