sabato 26 agosto 2017

Manuel Cohen


Manuel Cohen è critico letterario, poeta e saggista eccellente. Nato in Abruzzo negli anni Sessanta, vive e opera  tra Roma e Bruxelles. Cofondatore della rivista «Profili letterari», è redattore di diverse riviste letterarie e suoi saggi e interventi critici sulla poesia italiana e straniera del novecento e contemporanea appaiono in svariati volumi e riviste in Italia e all’estero. Dirige tre collane di poesia per gli editori CFR (Sondrio), Dot.com.press-Le Voci della Luna (Milano), e Puntoacapo (Novi Ligure). Ha pubblicato le raccolte: Altrove, nel folto, Ianua, Roma 1990; Cartoline di marca, Marte editrice, Colonnella (TE) 2010, e Winterreise. La traversata occidentale, CFR, Piateda (SO) 2012, opera vincitrice del Premio Franco Fortini. Suoi versi sono stati tradotti in spagnolo, francese e greco.







“Tutte le voci” – Arcipelago Itaca Edizioni




Spesso ci si domanda quali caratteristiche debba avere una buona poesia perché sia rappresentativa della nostra epoca. Molte sono le risposte possibili, più o meno colte, più o meno assertive, tutte però con qualcosa di parziale, insoddisfacente, come di sostanza che sfugge. Poi capita tra le mani una raccolta di versi e, senza bisogno di analisi, studi e catalogazioni, si avverte che quella è poesia, che ci comunica qualcosa di profondo, un aspetto importante del nostro tempo, un modo originale di vedere le cose. Non voglio dire che la critica letteraria, l’esame strutturale del testo, la sua contestualizzazione storica non aiutino ad apprezzare un’opera, ma dico che la poesia, come tutta l’arte e la bellezza, parla un altro linguaggio, anarchico, imprevedibile, primigenio, che prescinde da analisi e catalogazioni, con luci e suggestioni sue proprie, immediatamente percepibili. 


È questo il caso di Tutte le voci, l’emozionante poemetto di Manuel Cohen, edito da Arcipelago Itaca, in cui l’autore si mimetizza, quasi sparisce, per recuperare e ricostruire una memoria collettiva, un sentire comune. 

Ne viene fuori un affresco fortemente evocativo in cui sono stipate storie di uomini e fatti, di ingiustizie e di dolore che non si sviluppano in un luogo e tempo determinato, ma riguarda tutti i tempi e tutti i luoghi nei quali il sentimento di umanità è stato ferito. In esso, come osserva lo stesso autore, ci “Sono voci, solo voci, voci sole e isolate, voci minori, di realtà sconfitte e offese, fuori dal coro nominate, a volte accumulate, in una entropia di dire…”


Ho avuto in una circostanza la possibilità di ascoltare il poema letto dallo stesso autore e, una volta, il privilegio di leggere io stesso, insieme ad altri, un capitolo del libro. Ciò che ho percepito è stato come un coro che si alzava dalle viscere della terra, dalle radici stesse dell’esistenza, fuori e insieme dentro al tempo, voci che risuonavano ritmiche, come onde scosse dal vento, parte del grande mare in cui l’umanità soffre le sue sconfitte ma trae anche la forza e la nobiltà per coltivare la speranza. Per questo credo che Tutte le voci sia un poema non solo da leggere, ma anche da ascoltare, per godere meglio del suo ritmo serrato, della musicalità intrinseca, del senso di condivisione.
Manuel Cohen, raccontando, dà voce alla storia umana e alle sue tragedie, ricordando, le fa rivivere, col solo elencarle ne rinnova l'emozione. Le voci risalgono dal fondo della coscienza collettiva e ritornano attuali, si fanno carne, vicina alla nostra, quasi la nostra, perché l’umanità è così, a volte distante e conflittuale, diventa, nel momento del dolore condiviso, scarnificato dalle ideologie, dalle convenienze, dagli interessi miseri, spontaneamente fraterna, e si riconosce parte della stessa narrazione.

Non dunque storia già assodata e metabolizzata, fredda ripetizione di fatti conclusi e lontani, ma voci vive, mischiate, affastellate, che da quei fatti sorgono, voci di vittime che ancora chiedono ascolto e ci ricordano che la sofferenza umana non è mai finita.  

Per questo il dolore delle vittime diventa il dolore di tutti, di quelli che hanno sofferto e di quelli che hanno causato le sofferenze, di quelli che hanno saputo e non hanno parlato, dei prudenti, degli accorti, dei furbi, e anche nostro, che ricordiamo e non abbiamo colpe, ma che siamo parte dello stesso fluire e coltiviamo la speranza di non essere mai vittime e mai carnefici. 
L’altro punto del poema è il suo valore lessicale, la forma dei versi, il suo incalzare, e quella scrittura segnata da una specie di ricchezza anche visiva, da spazi che ci aiutano a seguire e a interiorizzare il ritmo. Come osserva felicemente Salvatore Ritrovato nella sua bella prefazione: "sono versi che si snodano lungo binari doppi e tripli, scendono a scalini, si arrotolano, si svincolano, si rincorrono in immagini che ci risvegliano nella memoria… una storia … che costituisce un fondo magmatico dal quale si sviluppa un’idea nuova di umanità, e vi balugina una speranza, o un desiderio di speranza…”.

Tutte le voci si può considerare dunque un rito collettivo di purificazione e redenzione, di grandezza e di speranza, che restituisce dignità e senso al dolore, come elemento comune della condizione umana, motivo essenziale per scoprirci fratelli. Un lavoro maturo, ricco di sensibilità e delicatezza, di rispetto per le vittime, di pietà per gli sconfitti, di amore per l’umanità, che lascia l’impressione di essere stato scritto di getto, completamente preso dall’urgenza del dire, ed invece sofferto, meditato per anni, sempre aperto a successive evoluzioni, come avviene per i grandi poemi che trattano della commedia umana, come “Leaves of grass” di Walt Whitman, o “Spoon River” di Edgar Lee Master. Un poema interrotto ma non finito, dove altre voci sarebbe possibile aggiungere poiché, purtroppo, il tempo del dolore e dell’ingiustizia non smette di battere.  (Renato Fiorito)




Il poema è acquistabile on line agli indirizzi:

http://www.arcipelagoitaca.it/tutte-le-voci/ 


https://www.ibs.it/tutte-voci-libro-manuel-cohen/e/9788899429188?inventoryId=58905345


(da "Tutte le voci: Capitoli I e II)




                                                -oltre la parete la soglia il muro

                                                nei silenzi infetti un suono puro-


vengono voci
                      in bollicine d’aria
 rinvengono
                     dagli abissi
                                        del Baltico



 imprecazioni di soldati
foglietti scritti
                       biglietti ai cari
                                              addii
imprigionati in sottomarini russi
incagliati sul fondo
assiderati                        

invocazioni suoni di corpi                 
avvoltolati nei ghiacciai
alpini andini himalayani                    

                cacciatori mistici imbonitori
viaggiatori santi predicatori
                   esploratori eresiarchi pensatori



acciambellati in sconce stive
                                               stipati
insaccati in suoli carsici
                                       crivellati

 vittime le vittime 
agite agitate agapate ora e sempre

carnefici i caini le carneficine
i caligola i neroni le agrippine
nelle foibe titine nelle fosse di Milòsevic
di Arkan di Mladić
alle Ardeatine

le voci
dissepolte alle torbiere del Donegal
catene di affogati al largo del Senegal


golette
gondole
galeoni
galere


incagliate alle barriere coralline

                                                                          voci indistinte 
                                                                          adamantine



II


le voci
             piantate
                          in piantagioni
di tabacco coca caffè carioca

sepolte ai piedi dei faraoni
sacrificate su are capre agnelli
piatti d’argento vitelli d’oro

Nina Pinta Amistad Lusitania
Andrea Doria Titanic Moby Prince
Trafalgar Waterloo Salamina


le voci
           dei suicidi iberici
all’arrivo di Scipione l’Emiliano
                                                
                                                 falangi opliti fanti

imprigionate a Guantanamo
a Cuba nel gulag siberiano

al supercarcere di Fossombrone
sequestrate all’Aspromonte                                       
rapite
nella Locride in Barbagia
presidenze prigioniere in una dača
assediate a ferro e fuoco
a fame e sete
                       a Troia
                                    a Micene
nel ghetto di Varsavia
                                    a Mostar
nella guerra dei Balcani
nella guerra
                      dei cent’anni
nella guerra
                      dei trent’anni
nella guerra 
                      dei cento giorni
 nella guerra
                      dei sei giorni

                       guerre lampo
 guerre difensive
guerre mondiali
multimediali
                      guerre plurioffensive


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