venerdì 28 giugno 2019

Laura Pezzola




Laura Pezzola è nata a Fiano Romano e vive da moltissimi anni a Roma, dove attualmente segue l’attività commerciale di famiglia. Ama tutti i generi letterari, ma sorprendentemente ci racconta di avere una qualche predilezione per i romanzi distopici. 
Nel tempo libero si prende cura del suo giardino o fa lunghe passeggiate.

Ha pubblicato diverse raccolte di poesie: Uccelli di carta (Seledizioni 1981); La manutenzione dell’anima (2013); Il primo verso (2014) e, da ultimo, L’inquilina dei piani alti (2017), tutti pubblicati con Edizioni Progetto Cultura.

Da tempo fa parte del gruppo "Controverso Poesia" che si dedica alla lettura dei poeti 
contemporanei e del ‘900 e organizza incontri di poesia in librerie e biblioteche.

Ha frequentato e frequenta laboratori di scrittura perché pensa che in poesia come nella vita non si finisce mai di imparare e che  l’ascolto e la condivisione dei testi  costituiscono  una preziosa fonte di arricchimento e confronto.

Le sue poesie sono presenti in varie antologie e blog e hanno ricevuto premi e riconoscimenti letterari.


L’inquilina dei piani alti 
(Commento di Renato Fiorito)

Già dalla prima poesia le immagini ci avvolgono con delicata e ineccepibile eleganza:

Il cielo ha il colore del vetro
oscura lampioni
annoda perle e stracci
sul rovescio del giorno

Si fa largo tra i versi una sorta di meraviglia per la quale nulla è scontato: il colore del cielo, l’alba che viene a spegnere i lampioni, la bellezza e la paura della notte, che poi altro non è che il rovescio del giorno. Cioè le cose di sempre, quelle di tutte i giorni, che qui però assumono un’altra veste, la magia delle immagini improvvisamente illuminate dalla luce radente del sole. In fondo, a pensarci, è proprio questa la poesia: guardare con altri occhi, con occhi da bambino e cuore adulto provato dalla vita e maturato nella riflessione e nello studio, per riscoprire la bellezza del perso, del trascurato, del dimenticato nell’affannarsi quotidiano. 
Le immagini di Laura Pezzola, dicevo, con la loro inaspettata ricchezza di figure retoriche, di allegorie, catacresi, metafore e personificazioni, ma non accatastate l’una sull’altra per puro virtuosismo letterario, bensì ognuna al posto giusto, al momento giusto, in perfetta armonia.
Ne viene fuori una reificazione del vero, cose che si fanno sentimento, e sentimento che si fa voce comune, senso della vita, fiume che scorre.

Indosso stanze anguste
come un vestito antico
che profuma di mentine e mestizia
trascino casse di zavorra
come l’uccello parassita il pesce
come un dolore a cui non si rinuncia 
(da pag.19 - L’inquilina dei piani alti)

Così nostalgia e ritorni, addii e riscoperte si inseguono e, a leggerli con attenzione, ci dicono che non sono estranei, perché colgono un fruscio, un battito, un dolore che è anche nostro. È questa sorta di fraternità che si fa vessillo nella poesia di Laura Pezzola, questo scoprirsi simili, non per sangue o fattezze fisiche, ma per ciò che c’è nel fondo, che gli altri non vedono e noi spesso dimentichiamo.

Pe questo, nel leggere “L’inquilina dei piani alti” non bisogna avere la freddezza del critico, né la dottrina del letterato, ma la lentezza di un cuore, aperto e disponibile ad accogliere la suggestione dei versi, la loro musicalità e a riscoprire la parte preziosa di noi.

Le immagini che Laura inventa, i suoi fantasmi, i suoi angeli, vengono così ad abitarci, disinteressati alle vicende del mondo, al suo caos, alla barbarie, per svelarci che il bello nascosto nelle cose, quello che conta davvero: l’umanità, la comunione con il mondo, la libertà, sono già in noi e nessuno potrà toglierceli se noi non vogliamo.

Scrive Plinio Perilli nella sua prefazione: ”Laura Pezzola… distilla, pennella, tono su tono, solo versi miti, solo liriche pazienti, arrese, vorremmo dire sapienti, convertite alla pace… eppure, quanta guerra di gusto e coraggio d’esistenza, quanti gridi estenuati…”. E' così. La nostra inquilina guarda il mondo dai piani alti, non per snobismo o civetteria, ma solo per prendere le giuste distanze e averne una visione più ampia, in modo da osservare meglio le persone affaccendate nelle mille preoccupazioni e ricordare loro che poco sopra, appena più in alto dei palazzi e del brulicare sconnesso della vita, c’è il cielo, l’armonia dell’azzurro, il volo nascosto degli angeli.


  

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ALBA


il cielo ha il colore del vetro
oscura lampioni
annoda perle e stracci
sul rovescio del giorno.

In queste mattine interminabili
qualche uccello gracchia
movimentando la piazza
manca il sibilo del tram
il chiasso della caffettiera
l’aroma del pane
che punzecchia la gola
manca il rumore di fondo

come un fermo immagine
di me - sentinella assorta
in attesa degli ospiti.





Nell’apocalisse l’angelo giura che il tempo non esisterà più. Dove lo nasconderanno? Non lo nasconderanno in nessun posto. il tempo non è un oggetto, è un’idea. Si spegnerà nella mente. (Fedor Dostoevskij)



Con minuziosa cura assemblo
scampoli di tempo:
la nostalgia del vento
sui tavoli all’aperto
di fine agosto
la polvere dei sogni che laniccia
sotto le sponde dei letti
lo spray dei versi graffiati
sui parapetti screpolati
dei poeti.

A fine anno
compilo elenchi
di settimane senza giorni
calendari di fogli capovolti
sui refusi dei caratteri.



SE LE STELLE MUOIONO


Gli angeli di sera volano bassi
sfilano le ali e fasciano i fianchi                             
incollano ai muscoli le maglie spesse
oscillano nella penombra dei palazzi
con una cicca spenta tra le labbra

hanno i polmoni in fiamme
e le mani invecchiate dai calli   
esplodono di rabbia sui sedili 
ammaccati delle automobili

tu - ne rammendi le ali sciupate
ne riprendi i tessuti tarmati
e quando l’onda batte sullo scoglio  
con un rumore livido di pioggia

non t’importa se le stelle muoiono
colando buchi neri dallo spazio.      



LA RIGA GIALLA

La riga gialla divide la distanza   
di ogni treno che passa
e sferza il vento

rabbrividendo l’anima sul punto
di sollevare i piedi dalla rampa

la vita è una deriva di cadute    
qualche filo si sfrangia sopra i sogni 

molta nebbia si versa dentro i passi
sui gradini di gomma è sempre giorno

sempre un suono sbandato si diffonde
siamo ghiande scagliate dalle querce

con lacrime intrise di corteccia   
sul fondo solo cardi e pozzi secchi

diradano le impronte.



CAPPUCCETTO ROSSO

Cappuccetto rosso
ha preparato la valigia in fretta
il lupo aspetta alla stazione
con i biglietti in tasca
dal bosco uscirà allo scoperto
pattinando su chilometri di zucchero.

Cappuccetto rosso
ha lasciato in cucina un foglietto
tra il piattino e la tazza
“Mamma non mi cercare
non voglio più vivere nel bosco”



NUVOLE DI MERAVIGLIA


Rovescio sul terrazzo
la vecchia pelle.
La scia furtiva delle comete 
si lega alle promesse
che svaniranno all’alba.

Forse basta 
addensare il respiro 
in nuvole di meraviglia
per germogliare poesia 
e custodirne i lembi
fino al prossimo anno.


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