giovedì 14 aprile 2022

Simone Consorti - "Voce del verbo mare"


Simone Consorti è nato nel 1973 a Roma, dove insegna al liceo. Ha esordito con “L’uomo che scrive sull’acqua ‘aiuto’”(Baldini e Castoldi 1999, Premio Euroclub 2000, Premio Linus). Ha pubblicato i romanzi “Sterile come il tuo amore” (Besa, 2008), “In fuga dalla scuola e verso il mondo”(Hacca, 2009), “A tempo di sesso”(Besa, 2012),“Da questa parte della morte”(Besa, 2015), “Otello ti presento Ofelia” (L’erudita, 2018), “La pioggia a Cracovia”(Ensemble, 2019), “Vi dichiaro marito e morte”(Ensemble, 2021).

Sue piéces “Berlino kaputt mundi” e “Sterile come il nostro amore” sono andate, con successo, in scena, rispettivamente al Teatro Agorà e al Teatro Antigone di Roma tra il marzo e il giugno del 2018. Si occupa di street photography; ha tenuto mostre personali in Italia e partecipato a collettive in Francia e Russia


 “Voce del verbo mare”  

Nota di Renato Fiorito

 

Poesia sorprendente e briosa, questa di Simone Consorti, ricca di apparenti nonsense, che però un senso ce l’hanno, e di ossimori che conciliano opposti e aprono la strada a una realtà trasfigurata. Sin dal titolo il libro, “Voce del verbo mare”, è di quelli che non lasciano tranquilli, istillando incertezze sulla posizione da tenere, se cioè fermarsi all’apparente incongruenza del dettato o provare ad andare oltre per scoprirne il diverso significato, sfuggente e affascinante insieme. Ci si chiede insomma se si tratti solo di una divertente assonanza o se ci sia un’intenzione più profonda in cui vanno a confluire concetti passibili di nuovi sviluppi, l’intenzione cioè di mettere in correlazione aspetti concettuali e lessicali distinti, per destabilizzare certezze e fare emergere in filigrana gli intrecci di una vita più ricca e complessa. 

Dice in proposito il poeta: “Dietro questa poesia ce n’è un’altra/ che tu non sei in grado di leggere/ e il cui significato non potresti reggere/ “ (pag 12)


Si sa infatti che “mare” non è un verbo; eppure se per licenza poetica lo diventasse, si potrebbe coniugarlo, unirlo a pronomi personali: io, tu, noi, loro, e goderne tutti insieme, facendolo divenire un elemento liquido di socialità e divertimento, luogo azzurro in cui pulire l’anima; allora il titolo, bello e intrigante, avrebbe già in sé ragioni sufficienti per intraprendere la lettura.

Del resto la silloge è ricca di rimandi di questo tipo, di sollecitazioni a cogliere il non detto, di giochi di parole e suoni. Il titolo del primo capitolo, ad esempio: “Ti ho dato appuntamento senza dirtelo”è così atipico e stralunato che rimanda a pensieri segreti, tanto intimi e fragili da non potere essere agevolmente raccontati se non ricorrendo a contraddizioni tra detto e non detto, a ricordi diafani che lascino trasparire la luminosità di un tempo che non passa. 


“Ti ho dato appuntamento senza dirtelo/ e sono qui in anticipo da tanto/ perché so che non verrai/ ma non so quando” (pag.21)

Darsi appuntamento senza dirselo è infatti come l'adolescenziale speranza che sia la realtà a piegarsi spontaneamente ai sogni, senza dover lottare per realizzarla, anche se è noto che l’attesa inerte difficilmente viene premiata:

“Ho cominciato attendendoti nel giorno del nostro primo non appuntamento Da qualche parte si deve iniziare a imbalsamare un amore” (pag.27)


Nella poetica di Consorti, quindi, almeno per quanto riguarda questo lavoro, ci si imbatte spesso in un tempo saltellante, incerto, che non risponde al tempo lineare della narrazione canonica, ma piuttosto all'anarchia degli impulsi del cuore in cui tutto sembra concluso e tutto, invece, come in Parmenide, sempre ritorna, una specie di calembour che non è gioco ma riflessione sulla vita, così come si consuma nel caos dei sentimenti:

“La tragedia dell’autunno è nell’attesa/ in quelle foglie precarie/ dall’aria sospesa/ Conosco un poeta che aspetta/ da trent’anni in qua/ il suo grande amore scomparso/ un’ora fa” (pag 32)

O anche:

“Qualcosa è Paradiso/ se puoi dargli appuntamento tra cent’anni/ senza sentirti già in ritardo” (pag.87)

Così, con la stessa apparente leggerezza, nel racconto della vita, entra a pieno titolo anche la morte che, anzi, va ad occuparvi un posto centrale: 

“Anche quest’anno/ ho passato la mia data di morte/ senza riconoscerla/ Un giorno come un altro mi è sembrato/ e non l’ho festeggiato né scansato/ cercandomi un riparo/ Niente candeline/ né di compleanno né votive/ Anche quest’anno/ nel giorno della mia morte/ sono morto un miliardo di volte (pag.18)

Oppure

In ogni bara lasciateci un buco/ per farci entrare il mondo/ oppure un bruco// In ogni bara lasciateci un buco/ per fare uscire almeno un po’ di buio// C’è tutto ciò che han veduto/ negli occhi di ognuno/ quando si chiudono// In ogni bara lasciateci un buco a forma di nuvola (pag19)

 

Il secondo capitolo della raccolta, che si intitola: “Mentre Dio faceva il suo dovere”, sembra lasciare il periodo in sospeso: mentre Dio faceva il suo dovere… cosa accadeva in realtà? L’uomo realizzava le sue atrocità oppure assecondava l’armonia del creato? Distruggeva se stesso o operava per il bene? Consorti non lo dice ma lancia un amo letterario che aggancia la curiosità del lettore. Del resto è così che deve fare un buon libro, sollecitare curiosità, trattenere il lettore con un filo invisibile che lo porti fuori dal labirinto. Una delle risposte possibili che il poeta dà (quella che forse mi piace di più) è che mentre l’uomo cerca di curare i suoi mali il dovere di Dio è restare nascosto.

“…Trovava il suo sollievo torturandosi/ sempre allo stesso modo/ sempre allo stesso ritmo/ sempre allo stesso posto/ mentre Dio faceva il suo dovere/ restare nascosto” (pag.53)

Un’altra possibile risposta è che l'umanità va avanti comunque. perpetuando guerre, morte e dolore, indipendentemente da ciò che fa Dio.

(Tre guerre fa/ i morti che sto calpestando/ in questo cimitero di guerra/ calpestavano altri morti/ che avevano calpestato altri morti/ che si erano cibati della stessa terra) pag.82

 Così, nel “mare” consortiano,  diventato verbo, si avvicendano punti di vista disarticolati, spiazzanti che continuamente destabilizzano il lettore. Allora sarebbe meglio fermarsi a riflettere e non andare veloci, cercando di raccapezzarsi di più, poiché la verità è dura e complessa, e l’equilibrio instabile. Avremo però per compagnia l’amaro sorriso del poeta, il suo malinconico sarcasmo e soprattutto un nuovo desiderio di indossare ali di carta e di parole per non restare indietro nel volo.

“…Milioni di altri uomini/ sono morti e si sono riprodotti/ perché potessi scrivere i miei versi/ le mie bestemmie e i miei motti/ Milioni/ affinché potessi amare/ una ragazza ancora più impalpabile/ di tutti i vetri e le pagine” pag. 62


Infine è da osservare che Simone Consorti, essendo uomo di teatro,  conserva nella scrittura il gusto scenico della sorpresa, la prosa spumeggiante e ironica, mai bolsa e scontata, che non ammette noia né distrazione. Perfino nella nota autobiografica finale, intitolata "C'era una volta Simone Consorti", il poeta parla di sé in maniera estremamente godibile e originale, cosa non usuale nelle autobiografie, esprimendo al meglio una personalità istrionica dal gusto tagliente e raffinato. In essa addirittura sconsiglia di qualificare il suo libro come bello, importante e di valore, poiché a suo dire, esso sarebbe la risultante di pagine che non ha buttato via. Io però vorrei disattendere la sua raccomandazione e dire che "Voce del verbo mare" mi è sembrata una raccolta poetica ricca di creatività e di vita, e che mostra la piena padronanza della tecnica poetica da parte dell'autore. Perciò, sfidando la sua ironia, dico in coscienza che il libro che ho appena letto l'ho trovato bello e di valore.



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Voce del verbo mare

 

“Il vero infinito è il passato remoto

perché per l’eternità

nessuno potrà toglierci

ciò che è terminato già”

disse lui con un tono un po’ rude

“Semmai il passato prossimo

perché è iniziato ma non si conclude”

Poi riuscirono a litigare

perfino su come coniugare

l’infinito del verbo mare

 


Siamo a questo punto dell’autunno

 

Siamo a questo punto dell’autunno

in cui le foglie le guardiamo ormai da dentro

confuse col nostro riflesso

di qua dal vetro

come se vivere fosse

guardarsi indietro

 

Domani

toccherà ad altri

riattaccarle ai rami

 

 Pioveva il giorno del tuo matrimonio

 

Pioveva il giorno del tuo matrimonio

piove in questo del tuo funerale

ma oggi le gocce si confondono

e fanno più male

In questi vent’anni abbondanti

sei riuscita a farci entrare un’adozione

un divorzio

e una litigata talmente grande

che tuo figlio adottivo

dopo ti ha messa in disparte

Sapendo anche il resto

e come ti si è portata via

quella malattia che fa rima con amore

oggi nessuno lo dice

“Morta bagnata morta fortunata”

e io neanche dico niente

Guardo in basso scansando lo sguardo

dei miei genitori e dei tuoi

evitando tutto quel che non sia io

Io che devo mandare le bozze all’editore

io che devo mendicare una recensione

io che dovrei preparare una lezione

io che voglio uscire intero da questa chiesa

 che oggi ha fatto il pienone

A ripensarci pioveva

anche il giorno della tua prima comunione

 

18/11/1978  

 

Quando ordinerai il suicidio di massa

sarò accanto a te

annuendo a testa bassa

guardando la terra dove finiremo

e non il cielo

E mi dispiacerà soltanto

per chi ci credeva davvero

 

Ha un sapore strano

il preparato

Sa di fieno e di futuro

appena falciato

Va giù in un sorso

e prima di farlo

ha già fatto il suo corso

 

In tasca non ho frasi d’addio

In testa in cuore

non ho più niente di mio

solo una manciata di istruzioni

che eseguirò come il primo dei tuoi uomini

e l’ultimo degli automi pag 69


 

Questa poesia deve essere bella  (pag.97)

 

Questa poesia deve essere bella

perché domani all’alba gliela voglio dare

prima ancora che si alzi l’abito

e si mostri nuda al mare

Prima che faccia quel che ha fatto oggi

Non le dirò il mio nuovo nome

né ripeterò la stessa

vecchia presentazione

Solo le darò questo foglietto

sperando che lo legga

come si tira su l’abito

senza fretta

prima di donarlo al mare

in forma di barchetta

 

 

 

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