mercoledì 25 febbraio 2015

Rodolfo Cernilogar



Rodolfo Cernilogar è nato a Pisa nel 1975 ma è cresciuto in Maremma dove ha respirato il verde dei pini prima del mare. Tornato a Pisa ha studiato alla Scuola Normale. Attualmente vive e lavora tra Bologna e Ferrara e ha una figlia che studia a Oxford.
Ha pubblicato nel 2006 il suo primo libro di poesia Argento di lumaca,  LietoColle Editore (Vincitore sezione Poesia Premio Carver 2007, Vincitore XV Premio di Poesia Fiera di Casalguidi 2007, Finalista Premio Nabokov 2007) e fa parte del Gruppo 77, composto da poeti che a Bologna scrivono, leggono, impastano poesia.


Le parole, quelle di ogni giorno, le cose, la pioggia, un ombrello, i piccoli avvenimenti non sembrerebbero neppure poesia se non arrivasse improvvisa la parola inaspettata, il bagliore del verso, la metafora nascosta a cui il poeta con leggerezza e eleganza ci ha condotto. Allora il verso prende il volo, si trasfigura, tocca corde sensibili e ci dice che quella è poesia: “… il fiume che dilaga in palude/ per accogliere il sonno degli aironi/ quando la notte si impiglia nei canneti;”

Rodolfo Cernilogar è capace di questo, di una musicalità piana, di un carezzare lieve; e anche senza note si avverte in sottofondo una melodia, un ritmo dolce, andante, come di canzone. Non a caso nei suoi esergo sono citate parole di cantautori popolari. Capossela, Battisti, De Gregori, Fossati.
Osserva Francesca Del Moro nella postfazione “Tutto è sfiorato con delicatezza, come una pioggia gentile e non battente che ottiene però il risultato di lavare le cose, farle brillare…” e più avanti: “Non si percepisce mai la fatica della scrittura, né il leggere costa alcuno sforzo, ma a uno sguardo attento si coglie un’estrema cura nello scegliere le parole per condensare significati che paiono generarsi l’uno dall’altro rimanendo aperti a un ventaglio di interpretazioni.”

Nella citazione iniziale che Cernilogar fa di Alan Bennet  “Dite tutta la verità, ma ditela insinuandola: l’importante è girarci attorno” c’è il filo conduttore della silloge: il suo è infatti un girare intorno alle questioni fondamentali della vita, con una sorta di delicato ritegno, parlando d’altro, come dice lui. E sul fondo di tutto brilla l’amore: per una donna, per una figlia, per le piccole e grandi cose della vita, l’amore che sempre ritorna, come un ospite inatteso eppure padrone del campo. Non serve negarlo perché dalla finestra aperta lui entra senza chiedere il permesso e invade la casa: “…Ho chiuso/ la porta, ma dalla finestra aperta/ entri nelle mie stanze,/ ti accomodi tra le mie cose/ come se nulla fosse,/ vecchio bastardo/ di un amore.”


Trailer

La pioggia, un ombrello che riempie
l’inquadratura e ondeggia nell’aria,
il viso dell’uomo, lo sguardo che tocca
le cose come pioggia, la strada,
le ballerine, le gocce sospese alla catena,
i riflessi in bianco e nero, il viso della donna,
la pioggia che cade sul viso e sui capelli,
lo sguardo dell’uomo che dice amore,
la donna si mette il cappello, sposta
i capelli dal viso e sorride piena
di attesa e di paura, sotto la pioggia.

Analisi di bilancio

Dovremo mettere a bilancio beni
immateriali. Saranno guardati
con sospetto come poste
apocrife, da svalutare.
Ben altra cosa quelli materiali
con gli ammortamenti di legge
più facili da verificare. Sarà
nostra cura dare i dettagli
in nota integrativa. I costi
d’avviamento, il valore
del marchio, il vantaggio
competitivo del know how.
I numeri ci daranno ragione
ben sapendo che la somma
finale sarà sempre minore,
per differenza si certifica
l’amore.

Il disertore

Dalla parte sbagliata
della barricata si vede
lo stesso campo, si fanno
gli stessi discorsi, simili
i sogni, anche la pioggia
nelle scarpe.
Nessun messaggio giunge più
dalle retrovie. Sarà meglio disertare
fin quando serviranno confini.

****

Non pensavo saresti tornato.
Non ti aspettavo, stavo così
bene. Tempo e spazio luminosi
nella penombra di un sabato mattina.
Non ti ho riconosciuto subito.
Eppure i segni erano chiari.
Sarà stato un gesto una parola.
E la tua faccia di bronzo
così simile alla mia. Ho chiuso
la porta, ma dalla finestra aperta
entri nelle mie stanze,
ti accomodi tra le mie cose
come se nulla fosse,
vecchio bastardo
di un amore.

Promemoria

La dispersione del tempo, il pulviscolo
dei pensieri, la luce tra gli oggetti,
l’azzurra distanza, le settimane,
le ore di sonno, le scale nottetempo,
l’intonaco sui muri, la pioggia
sulle dita. Proprio in quel punto
esatto. Non sapevamo
che era nostro. Rubalo, la prossima
volta, rubalo, tra me e me,
tagliandomi le dita.

Happy end

Poi sarà passato il tempo
non si cura di noi e di quello che è stato
saremo due vite come tante altre
saranno gioie e abbagli
ritorni figli lavori traslochi
e non saranno serviti i consigli
la prudenza dell’assenza.
E quando sarà passato tutto questo tempo
a una tua nipote in una sera qualunque
racconterai la storia che ci ha impastato
sarò la tua passione più grande
una fitta che ancora ti seduce
una parola un colore un odore
sarò nemico amico amante
un racconto di Alice Munro
il senso che tra le righe si rivela
e non ti lascia.


C’est la vie
                               A mia figlia

I.
Parli nel sonno (a quali chissà
morbidi fantasmi rispondendo)
con voce oracolare ripeti
“è la vita... è la vita...”
formula incanto spergiuro
impacco d’erbe per ogni maleficio
che la vita mischia con la vita
tenendo fede al principio
il siero che ci salva
in fondo al veleno.

II.
Tornati ai riti della veglia
non resta che ripensare il tuo viso
se ripeti il sortilegio
parlando del più e del meno
farne scudo e armatura
a fronteggiare i nostri di fantasmi
non hanno benevolenza
ma monete chiedono d’oro
zecchino, una sull’altra sonanti,
a traghettarci di là, quale che sia
la sponda, l’approdo.

III.
L’aria azzurra che sostiene il predatore
alato in immobile armonia con il creato;
il fiume che dilaga in palude
per accogliere il sonno degli aironi
quando la notte si impiglia nei canneti;
la sabbia che protegge il risveglio della razza;
le noci e le ghiande che lo scoiattolo nasconde
pensando l’inverno quando tutto sarà bianco;
i raggi di luce che sciolgono i ghiaccioli
lungo le grondaie di una baita alpina;
la goccia che si fa calcare
nel buio secolare della grotta;
l’ombrello rosso che ripara dal maltempo;
questo e altro ancora vorrei essere – per te.


Il testamento del capitano

Tagliami le mani
se mi prende la tentazione
di volerti cambiare. Accecami
se non dovessi immaginarti
nuda quando scendi le scale
e si apre il portone. Staccami
la lingua a morsi se non saprò
parlare ai tuoi seni per arrivare
al cuore. Fammi a pezzi
se ti dovesse servire
per tenermi più vicino.

2 commenti:

  1. Gran bel libro, uno dei più bei libri di poesia che ho letto in questo ultimi anni. Complimenti a Rodolfo!

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  2. complimenti

    http://istanteinparola.blogspot.it/

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